Il bando I3-2026-INV1 sostiene investimenti interregionali in innovazione nelle aree di Smart Specialisation – S3 condivise o complementari. L’obiettivo è aumentare la competitività e la resilienza delle catene del valore europee, collegando ecosistemi regionali diversi e portando innovazioni mature verso scale-up, deployment e commercializzazione. Lo strumento I3 opera su progetti vicini al mercato, in genere TRL 6–9, e finanzia attività di testing, piloting, validazione, market replication e investimento interregionale.
Il bando chiede proposte collocate in almeno una delle tre priorità: digital transition, green transition e smart manufacturing. In concreto, può riguardare soluzioni digitali, AI, cybersecurity, interoperabilità, digitalizzazione delle PMI, decarbonizzazione, tecnologie pulite, economia circolare, efficienza energetica, mobilità sostenibile, manifattura avanzata, robotica, testbed, linee pilota e digital twins, purché il progetto sia costruito intorno a un caso di investimento credibile e a una traiettoria di mercato.
Sono ammissibili persone giuridiche pubbliche e private stabilite nei Paesi ammissibili: imprese, PMI, grandi imprese, enti pubblici, autorità locali, camere di commercio, università, istituti di ricerca, cluster, agenzie di sviluppo, agenzie per l’innovazione, organizzazioni non profit, NGO, enti pubblici economici o semi-pubblici, service provider e altri attori dell’ecosistema dell’innovazione. I beneficiari e le affiliated entities devono essere stabiliti in uno Stato membro UE, inclusi Paesi e territori d’oltremare, oppure in Paesi SEE o Paesi associati allo strumento I3. Le persone fisiche non sono ammissibili, salvo il caso dei lavoratori autonomi/sole traders quando l’attività economica non ha personalità giuridica separata.
Per I3-2025-INV1 la proposta deve essere presentata da un consorzio composto da almeno 5 entità indipendenti, stabilite in 5 regioni diverse appartenenti ad almeno 3 Paesi ammissibili. Il consorzio deve inoltre includere almeno 2 entità stabilite in regioni meno sviluppate. Nel caso italiano, le regioni meno sviluppate sono Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia; le regioni in transizione sono Abruzzo, Marche e Umbria; le regioni più sviluppate comprendono Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto e le Province autonome di Trento e Bolzano.
Il capofila/coordinatore non può essere scelto liberamente tra tutti i partner. Deve essere un ente pubblico, una organizzazione non profit, oppure un soggetto incaricato da governi nazionali o regionali di sviluppare o attuare azioni di innovazione e investimento per le PMI: ad esempio cluster, partenariati pubblico-privati, agenzie di sviluppo o agenzie per l’innovazione. Il coordinatore cura la gestione e il coordinamento del progetto e rappresenta il consorzio nei rapporti con l’autorità concedente.
Il consorzio deve avere una logica di quadrupla elica, quindi coinvolgere in modo coerente imprese, ricerca, pubblica amministrazione e attori territoriali o della società civile. La misura punta a rafforzare la competitività e la resilienza delle catene del valore europee, collegando regioni con specializzazioni intelligenti condivise o complementari. Le imprese, in particolare le PMI, devono avere un ruolo concreto nel deployment, nel market uptake e nello scale-up delle soluzioni, perché i business investment case devono partire almeno da TRL 6 e puntare alla commercializzazione e allo scale-up.
Va inoltre evidenziato che I3-2025-INV1 non richiede soltanto la presenza formale di regioni meno sviluppate: almeno il 50% dei costi eleggibili totali deve essere sostenuto in regioni meno sviluppate, e almeno il 70% dei costi diretti eleggibili deve essere destinato a investimenti in imprese, con focus sulle PMI. Questo rende il bando particolarmente rilevante per il Mezzogiorno italiano, perché le regioni meno sviluppate non devono essere semplici partner di accompagnamento, ma luoghi effettivi di investimento, testing, dimostrazione, applicazione industriale e integrazione nelle catene del valore europee.
L’agevolazione è un contributo europeo a fondo perduto nell’ambito dello strumento I3. La dotazione specifica della call I3-2026-INV1 è pari a 28,2 milioni di euro. Il contributo indicativo per progetto è compreso tra 2 e 10 milioni di euro, con durata ordinaria tra 18 e 36 mesi.
Il tasso di cofinanziamento è pari al 70% per i beneficiari e per le principali categorie di costo. Per il Financial Support to Third Parties – FSTP, cioè il sostegno finanziario a terzi/cascade funding, il rimborso può arrivare al 100%. Il FSTP è pensato soprattutto per coinvolgere PMI esterne al consorzio che completano segmenti della catena del valore, forniscono competenze complementari o rafforzano testing, replicazione e diffusione dell’innovazione.
Il bando finanzia investimenti materiali e immateriali legati a casi di investimento interregionali già maturi. Le attività finanziabili comprendono testing, dimostrazione, piloting, validazione su larga scala, adattamento di soluzioni esistenti, replicazione, deployment, market uptake e commercializzazione. Sono inoltre ammissibili attività di supporto non finanziario come business planning, investment planning, protezione della proprietà intellettuale, certificazione, standardizzazione, advisory, supporto all’integrazione di tecnologie abilitanti e deep tech nei processi produttivi.
Nel linguaggio dello schema gestionale, le voci più coerenti sono: personale, consulenze, certificazioni, strumenti e attrezzature, immobilizzazioni materiali, immobilizzazioni immateriali, materiali di consumo, spese generali, ed eventualmente formazione se strettamente funzionale alla realizzazione del progetto. Non è invece un bando per prototipazione da zero o ricerca esplorativa: il punto di partenza deve essere una soluzione già validata almeno a livello TRL 6.
Il bando ha una forte impostazione “investment readiness”: la proposta deve dimostrare non solo qualità tecnica, ma anche capacità di generare investimenti successivi, scalabilità, adozione industriale e impatto sulle catene del valore europee. I progetti devono rafforzare la connessione tra regioni più sviluppate e meno sviluppate, con un’attenzione specifica alla riduzione del divario di innovazione in Europa.
Due vincoli sono particolarmente importanti per costruire il budget: almeno il 70% dei costi diretti eleggibili deve essere allocato a investimenti in imprese, con focus sulle PMI; almeno il 50% dei costi eleggibili totali deve essere sostenuto in regioni meno sviluppate. Inoltre, il FSTP deve essere gestito tramite open call trasparenti e può arrivare fino al 30% dei costi eleggibili totali.
La call è quindi adatta a partenariati già maturi, con imprese trainanti, cluster o agenzie regionali capaci di coordinare l’investimento, e una traiettoria chiara verso mercato, scale-up e rafforzamento di catene del valore europee. Per un soggetto italiano, la costruzione più forte sarebbe un consorzio con una o più regioni italiane meno sviluppate — ad esempio Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Molise, Sardegna o Sicilia — collegate a regioni europee con specializzazioni complementari e imprese pronte a investire.